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Martedì 29 Marzo 2011 09:18

Libia: qualche se, molti ma

Scritto da  Franco Calamida
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Articolo di Farid Adly

Ma siam certi che sia giusto essere “contro l’intervento militare, senza se e senza ma”.

E se invece la scelta non fosse così lineare, il bianco e il nero, ma fosse invece complessa, quanto lo è la situazione? E’ una una ovvia scelta “di principio”? o no. La Libia è come l’Afganistan e l’Irak? No, in Libia c’è un movimento che lotta contro il dittatore. Ed è nato come portato di altre rivolte, in Tunisia, Egitto, che si sono estese in molti paesi del medioriente. E se non fosse vero che la dimensione dominante sia quella tribale, ma invece quella dei ribelli, dei giovani rivoluzionari, che chiedoni libertà e lavoro? e se così fosse cosa dovremmo rispondere alla loro richiesta di sostegno? Nulla?

E non è forse vero che senza l’intervento dell’alleanza Bengasi sarebbe già stata conquista da Gheddafi e i ribelli, i rivoluzionari, uccisi?

Stiamo con loro? certo, ma a parole, solo a parole? Non è forse questa la questione centrale. Avete provato a pensare: se fossi la, a Bengasi, in una loro riunione, cosa direi?

E ancora: la loro disfatta non peserebbe su tutto il processo rivoluzionario che attraversa il medioriente?

La risoluzione Onu, anche nella lettura che ne da la Russia, circoscrive l’intervento alla difesa dei civili, alla realizzazione della no fly zone e all’embargo al rifornimento di armi per via marittima? Era da respingere? forse, ma ne siam certi. Era la richiesta dei ribelli, esattamenter la loro. Possiamo rimuovere questo dato di fatto?

Certo, non è accaduto questo, non sta accadendo, l’alleanza è andata ben oltre una certa lettura della risoluzione Onu, certo, alla alleanza che bombarda non importa nulla dei giovani ribelli, certo anche questa è guerra del petrolio. Ma non si può ragionare come se i ribelli non esistessero. come se tutto il medio oriente non fosse percorso da rivolte, lotte contro le dittature, processi rivoluzionari straordinari. Non si sa quale sbocco avranno, ma possiamo sperare nel loro successo.

Per avviare il dibattito, per un aprroccio problematico, riportiamo un utile articolo di Farid Adly, giornalista di Radio popolare, scritto prima dell’intervento militare.

Ultima modifica Martedì 29 Marzo 2011 10:37

4 Commenti

  • Link del commento Igor Proverbio Giovedì 06 Ottobre 2011 09:57 inviato da Igor Proverbio

    Qualche mese dopo si diradano le nebbie.. Video assolutamente da vedere http://www.youtube.com/watch?v=r1Ad8PamDsI&feature=player_embedded

  • Link del commento Igor Proverbio Lunedì 09 Maggio 2011 15:35 inviato da Igor Proverbio

    Fin dai primi momenti sono stato interessato a questi movimenti dei Paesi arabi per analogia con la nostra situazione. Mi sono chiesto perche' loro fossero capaci di costruire questa reazione alle tirannie, mentre noi sembriamo sempre navigare a vista e senza bussola. Pian piano anche attraverso assemblee che abbiam organizzato in universita' mi son dato una risposta che e' la seguente. Il potere e' marxisticamente (scusa l'aggettivo) quantificabile, come la ricchezza. Forse sono sinonimi. In Italia il potere e' in minima parte in mano al popolo, perche' e' evidentemente in mano a un'elite dipendente da elite che stanno oltreoceano. E non intendo gli USA in particolare, anche se molte sedi di multinazionali se ne stanno simbolicamente la'. Questa situazione in Italia e' venuta a crearsi dopo la Liberazione attraverso i piani Marshall di colonizzazione, oltre che attraverso l'occupazione militare. Alcuni spazi di democrazia ce li siamo conquistati (seppur oggi sono molto ridotti, come dimostra il potere che esercitiamo sulle nostre forze armate: pressocche' nullo). La democrazia e' stato frutto della costruzione di comitati di liberazione che hanno organizzato il potere con l'esperienza della Resistenza, arricchita da una rete di lotte di liberazione e di solidarieta' di classe europee. Oggi questo tessuto e' deteriorato, perragioni fisiologiche (purtroppo non sostituito da forze fresche) e il potere si e' accentrato in pochi anni in poche mani. Nelle nostre citta', ad esempio Milano, non siamo in grado neanche di salvare l'ormai celebre boschetto di Gioia, nonostante tutta la cittadinanza si sia opposta. Ci chiedono il voto ogni tanto, sempre piu' simile a un plebiscito (sempre ammettendo che non ci siano brogli). Nei Paesi arabi c'e' stato l'attacco al potere preesistente. Ma quanto e' in grado il potere embrionale popolare di sostituirsi a quello preesistente? Se un processo rivoluzionario destabilizza il potere senza essere in grado di sostituirlo, ne subentrera' subito un altro, oltre a bruciare ogni embrione mettendolo allo scoperto della repressione. In Egitto e' lampante, e forse anche in Libia. Nei fatti il potere che vince oggi e' quello imposto dai bombardieri. Ma questo non sarebbe possibile se la popolazione fosse pronta e organizzata (Vietnam docet). Nella Russia sovietica i Soviet (per chi non lo sapesse, una sorta di Assemblee popolari), sono stati organizzati prima della Rivoluzione del 17. La Rivoluzione e' scoppiata sotto la parola d'ordine che dice tutto: potere ai soviet. Secondo me questa e' una chiave di volta anche per l'Italia, oltre che per i Paesi arabi. Chiaramente ogni territorio ha le sue specificita', chi piu' avanti nel processo rivoluzionario, chi piu' indietro. La soluzione forse e' trasversale. Di sicuro la presa del potere e' molto meno 'romantica' della famosa 'presa del palazzo' come molti immaginano. E' sforzo per creare coscienza di classe, e per organizzare il potere, casa per casa, posto di lavoro per posto di lavoro. E' conoscere perfettamente chi abita il quartiere in cui io stesso abito. Quanto piu' camminiamo su questa strada pacifica, quanto meno sanguinosa sara' la conquista del potere da parte del popolo. Ne vale la pena tanto quanto la nostra vita, perche' e' una nuova vita che abbiamo da conquistare. Sicuramente bisogna diffondere la coscienza e solidarieta' di classe, bisogna essere attenti e studiosi dei processi rivoluzionari in atto nel mondo per imparare a gestire gruppi umani. E ovviamente conoscere bene il sistema dell'imperialismo. Ne approfitto per suggerire l'Imperialismo di Lenin, libro attualissimo nonostante abbia un centinaio di anni. Grazie mille a te Franco, per lo spunto!!!!

  • Link del commento Franco Calamida Venerdì 01 Aprile 2011 09:09 inviato da Franco Calamida

    In realtà il tuo è un ragionamento , utile . Dici :" Se sono rivoluzionari ..." è un "se" . Ed è la questione vera , io son portato a crederlo , che sian rivoluzionari , per i tempi della rivolta popolare : quasi tutti i paesi mediorientali sono percorsi da straordinari movimenti di lotta contro il tiranno , la repressione poliziesca, la disoccuppazione . Son per lo più giovani . E' un fatto che puo' aprire prospettive , conquiste democratiche , direi entusiasmante . Dobbiamo essere con fiducia con loro. Ma capisco anche le tue perplessità , non ho per nulla la verità in tasca . Non è scontato che " il solito potere fantoccio vinca ..." , però può accadere , condivido con te il giudizio che i governi occidentali sono spinti da interessi . Ma , ecco un'altro ma , anche la rivioluzione francese passò per la restaurazione , e poi segnò la storia , ancora oggi i suoi valori , libertà , legalità , fratellanza , non sono realizzati. Il nostro risorgimento durò decenni , guerre e lotte di pololo , siam passati per la monarchia e poi il fascismo, la rivoluzione di ottobre russa .... e altre ancora . Nessuna è sta lineare .
    E Obama non è Nixon , chiede , se è vero , alla Cia di sosteneri i ribelli , non come accadde in Cile , il macellaio Pinochet. Grazie per aver un poco ragionato insieme , franco

  • Link del commento Igor Proverbio Martedì 29 Marzo 2011 11:18 inviato da Igor Proverbio

    Non possiamo dire una cosa ne' l'altra. Chi mi dice che questi ribelli sono rivoluzionari? Abbiamo qualcuno sul campo che non sia sporco di interessi occidentali in grado di dirci chi sta combattendo armato (a differenza di chi manifestava pacificamente in Egitto)? Hanno questi 'ribelli' un'organizzazione popolare in grado di sostituire l'organizzazione del potere di Gheddafi in Libia? Perche' se cosi' non fosse e' ovvio che il potere che andra' a instaurarsi sara' il solito potere fantoccio dell'occidente per rubare risorse ai libici, al prezzo della corruzione delle loro classi dirigenti. Mi spiace ma finche' l'alternativa non e' chiara rimango contro questa aggressione che non e' neanche stata avallata da un mandato internazionale nei termini come si presenta oggi. E' rimarro' attivista senza se e senza ma contro l'uso delle mie tasse per uccidere e distruggere

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    Ne parliamo, a partire dall’esperienza di Jabil, con i protagonisti, le lavoratrici ed i lavoratori lombardi, che si confronteranno con i candidati alla Camera per la lista Rivoluzione Civile Loris Caruso e Rosa Rinaldi e con Andrea Di Stefano, candidato alla Regione Lombardia per la Lista Etico a Sinistra, per un’altra Lombardia per cercare risposte politiche ad una situazione ormai drammatica.

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